Il più antico calendario romano di cui ci sia giunta notizia era basato sulle fasi della Luna ed era strettamente legato ai cicli delle stagioni, ai riti e alle processioni sacre offerti alle divinità della terra.

 

Ogni mese iniziava con il sorgere della Luna nuova ed era diviso in tre fasi: Luna nuova, Luna crescente, Luna piena.

 

Lo scrittore Macrobio, nella I giornata dei Saturnalia, racconta l’evoluzione dell’antico calendario romano, che ebbe almeno tre fasi:

 

• il calendario di Romolo, lunare, costituito da 304 giorni, divisi in dieci mesi

• il calendario di Numa, lunare, costituito da 355 giorni, divisi in dodici mesi

• il calendario di Giulio Cesare, solare, costituito da 365 giorni, divisi in dodici mesi

 

Oggi sappiamo che nessuno di questi calendari è perfetto, perché l’anno reale, cioè il tempo che la Terra impiega per compiere un moto di rivoluzione intorno al Sole è di 365 giorni e 6 h circa.

Gli antichi Latini non avevano la nostra precisione di calcolo, ma sapevano per esperienza che il loro calendario non corrispondeva esattamente al ciclo della natura, per questo nel calendario di Numa ogni due anni veniva intercalato, cioè aggiunto, un mese di 22 o 23 giorni e nel calendario giuliano, ogni quattro anni, febbraio è di 29 giorni anziché 28.

 

Vediamo nel dettaglio, cominciando dal calendario di Romolo che era così costituito:

 

1

Marzo

il mese di Marte

Si diceva che Romolo fosse suo figlio, perciò gli fu consacrato il primo mese dell’anno. Il 15 si festeggiava il capodanno, durante la festa di Anna Perenna.

2

Aprile

il mese in cui la natura si apre

Vi si svolgevano le feste in onore di Venere, che era adorata come forza che feconda la natura;

il 21 si celebrava l’anniversario della fondazione di Roma.

3

Maggio

il mese di Maia

In onore di Maia, madre di Mercurio, si sacrificava un maialeil cui sangue veniva sparso in terra per fecondarla (sembra anzi che il nome dell'animale derivi proprio da questo sacrificio: maiale = animale sacrificato a Maia). Il 9 si celebrava la festa per i Lemuri, i defunti; i templi venivano chiusi e per tutto il mese non si celebravano matrimoni.

4

Giugno

il mese di Giunone

 

5

Quintile

il quinto mese

Come i successivi, questo mese non aveva un nome proprio, ma veniva semplicemente indicato con il numerale corrispondente.

6

Sestile

il sesto mese

 

7

Settembre

il settimo mese

Questo e i successivi mesi hanno mantenuto il nome, anche se oggi non occupano più la stessa posizione; Settembre, ormai, è il nono mese del calendario, Ottobre il decimo …

8

Ottobre

l’ottavo mese

 

9

Novembre

il nono mese

 

10

Dicembre

il decimo mese

Dal 17 al 22 si festeggiavano i Saturnalia (in onore di Saturno), si scambiavano auguri e regali. In epoca imperiale, il 25 si festeggiava il dies natalis solis invicti, il Natale del Sole invincibile.

 

Un calendario di 304 giorni, però, creava non pochi problemi, infatti il suo ciclo non corrisponde a quello della natura e ogni anno le festività sarebbero state celebrate in stagioni diverse. Così, già re Numa apportò al calendario un cambiamento migliorativo: furono aggiunti due mesi, Gennaio e Febbraio, portando il numero complessivo dei giorni a 355. Ogni due anni si recuperava la differenza con l’anno reale aggiungendo un mese intercalare di 22 o 23 giorni.

 

Il nuovo calendario era dunque così strutturato:

 

1

Marzo

 

 

2

Aprile

 

 

3

Maggio

 

 

4

Giugno

 

 

5

Quintile

 

 

6

Sestile

 

 

7

Settembre

 

 

8

Ottobre

 

 

9

Novembre

 

 

10

Dicembre

 

 

11

Gennaio

il mese del dio Giano

Fino al 153 a. C. non fu il primo mese dell’anno, ma l’undicesimo.

12

Febbraio

il mese del dio Februus

Un’antica divinità etrusca invocata per ottenere la guarigione dalle malattie “febbrili”[1].

 

Calendario migliorato, ma non certo perfetto, visto che ogni due anni bisognava aggiungere un mese intero.

Giulio Cesare decise di riformare profondamente l’antico calendario lunare latino e si rivolse al centro di studi astrofisici più illustre e avanzato di quell’epoca, Alessandria d’Egitto.

L’astronomo Sosigene decise di utilizzare la struttura del calendario egizio e adattarla alla realtà romana.

Ridefinì l’anno in 365 giorni e 12 mesi di durata variabile fra i 30 e i 31 giorni e stabilì che Febbraio avrebbe avuto per tre anni 28 giorni e ogni quattro anni 29[2].

Cesare era, tra l’altro, Pontefice massimo e, in tale qualità, spostò la celebrazione del capodanno dal 15 marzo al primo gennaio, facendo coincidere l’inizio dell’anno liturgico con quello dell’anno civile.

Il nuovo calendario entrò in vigore nel 45 a. C. creando non pochi problemi.

Per regolare il calendario civile con le stagioni, infatti, furono aggiunti in quell’anno ben 85 giorni.

Dopo l’ iniziale momento di confusione e qualche ritocco ai nomi dei mesi, già sotto Augusto la riforma era a regime e durerà fino al 1582.

Il nuovo e definitivo calendario romano fu il seguente:

 

1

Gennaio

 

 

2

Febbraio

 

 

3

Marzo

 

 

4

Aprile

 

 

5

Maggio

 

 

6

Giugno

 

 

7

Luglio

il mese di Julius

chiamato così, dopo la morte di Cesare, per iniziativa di Marco Antonio; Luglio infatti deriva da Julius (Giulio)[3]

8

Agosto

il mese di Augusto

dal soprannome con cui Ottaviano si faceva chiamare in segno di distinzione[4]

9

Settembre

 

 

10

Ottobre

 

 

11

Novembre

 

 

12

Dicembre

 

 

 



[1] februare significa “purificare”, quindi guarire.

[2] Gli anni in cui febbraio è di 29 giorni si chiamano bisestili perché nell’antico calendario romano i giorni non si contavano come oggi in maniera progressiva a partire da 1 (noi diciamo 1, 2, 3… febbraio), ma sottraendo numeri a dei momenti ben precisi, cioè le Idi, le None e le Calende. Il giorno in più era aggiunto dopo il 24 febbraio, che per i Romani era il sesto giorno prima delle Calende di marzo, così il giorno dopo il 24 febbraio era il due volte sesto (bis sextilis) giorno prima delle Calende di marzo.

[3] L’origine si comprende meglio con i nomi inglesi: Julius Caesar (Giulio Cesare) e July (Luglio).

[4] Da notare che fu chiamato così quando Ottaviano era ancora in vita, come se oggi noi decidessimo di cambiare i nomi di settembre e ottobre e chiamarli col nome proprio del nostro premier. E se pensiamo che i nomi propri dei mesi erano dedicati a divinità, allora i nostri premier non solo godrebbero dell'identificazione del proprio nome con quello di un mese, ma sarebbero considerati degli dei. Dal nostro punto di vista inconcepibile, ma se pensiamo che Ottaviano, in Egitto, era adorato come un dio alla maniera dei faraoni e che dopo la morte fu divinizzato, come lo saranno peraltro i suoi successori, si comprende meglio la profonda distanza culturale che ci separa da quel mondo.