Luoghi notevoli

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Vita

Marco Valerio Marziale nacque a Bilbilis, in Spagna, intorno al 40 d. C.

Negli anni '60 si trasferì a Roma, come altri suoi conterranei prima di lui (Seneca, Lucano, Quintiliano), in cerca di fortuna.

Qui fu costretto a vivere da cliente fin quando, nell'80 d. C. scrisse il Liber de spectaculis, una raccolta di epigrammi che celebravano gli spettacoli offerti dall'imperatore Tito per l'inaugurazione del Colosseo.

Marziale, in cerca di sponsor autorevoli per la sua carriera letteraria, dedicò il Liber proprio all'imperatore che lo apprezzò, tanto da concedergli il ius trium liberorum, uno degli strumenti creati decenni prima da Ottaviano Augusto nel tentativo, peraltro poco fruttuoso, di arginare la crisi dei matrimoni e delle nascite.

C'è da dire che Marziale, a onor del vero, non solo non aveva nessun figlio, ma non era neppure sposato.

Tuttavia, il privilegio gli fu concesso ad personam e questo gli permise, poco più tardi, di ottenere l'incarico di tribunus militum e quindi una certa stabilità economica.

Continuò la sua attività poetica con un certo successo, anche se non tale da fargli raggiungere l'agiatezza a cui aspirava.

Nella sua opera, come in quella del contemporaneo e amico Giovenale, si trova infatti il rimpianto per la scomparsa di autorevoli personaggi del calibro di Augusto e Mecenate, autentici protettori di artisti e letterati.

Al contrario, i tempi moderni sono caratterizzati da cafoni che ambiscono a esibire un lusso fine a se stesso, piuttosto che a investire nel campo delle arti.

Dopo una breve parentesi a Imola, ospite di un importante protettore, fece ritorno a Roma, dove però le sue fortune stavano per spegnersi insieme alle ultime faville della dinastia flavia.

Morto Domiziano, Marziale cercò, con nochalance, di passare al servizio dei nuovi imperatori, Nerva prima e Traiano poi.

Solo che questi ultimi poco gradivano nel vedersi circondati da clienti della vecchia classe dirigente.

Marziale decise così di fare ritorno nella sua Bilbilis, a cui non aveva mai smesso di pensare con affetto, come testimoniano i diversi epigrammi che ad essa aveva dedicato.

E furono proprio quegli epigrammi a garantirgli la serenità dei suoi ultimi anni.

Una ricca vedova sua conterranea, Marcella, decise di onorare il poeta che aveva reso famosa nel mondo Bilbilis donandogli una villa in campagna.

Marziale vi si ritirò e, nonostante in qualche tardo epigramma sembri rimpiangere la Roma mondana dei teatri e dei salotti, qui visse serenamente fino alla morte, avvenuta intorno al 104 d. C.

Opere

Di Marziale ci rimangono quindici libri di epigrammi.

Dodici di essi non hanno un titolo proprio, in quanto riguardano argomenti molto diversi fra loro, anche se accomunati da una satira pungente nei confronti della società contemporanea.

Tre, invece, hanno un titolo proprio e sono:

 

Liber de spectaculis

Xenia

Apophoreta

Liber de spectaculis

Scritto nell'80 d. C. per celebrare i giochi offerti dall'imperatore Tito (a cui il libro è dedicato) per l'inaugurazione del Colosseo, comprende 33 epigrammi, fonte per noi preziosissima per comprendere non solo, da un punto di vista documentaristico, a quale tipo di spettacoli assistette il pubblico dell'epoca ma, soprattutto, la profonda distanza che separa quella società dalla nostra.

E per fortuna verrebbe di dire.

Rapporti sessuali fra una prostituta e un toro.

Un condannato a morte crocifisso al centro dell'arena e fatto sbranare da un orso inferocito.

Combattimenti all'ultimo sangue fra rinoceronti, elefanti, leoni, tigri ...

E i gladiatori.

Un massacro continuo osannato dalle urla frenetiche di un pubblico in deliquio che non immaginava altra possibilità di "divertimento".

I

In questo primo epigramma Marziale elenca alcuni dei monumenti più famosi del mondo antico, le cosiddette meraviglie (le piramidi egiziane, i giardini pensili di Babilonia, il tempio di Diana, l'altare di Delo, il Mausoleo di Alicarnasso). Ma solo per invitare i popoli stranieri che li avevano creati a riconoscere la superiore grandezza del genio romano, creatore dell'Anfiteatro Flavio.

 

Barbara pyramidum sileat miracula Memphis,

Assyrius iactet nec Babylona labor;

nec Triuiae templo molles laudentur Iones,

dissimulet Delon cornibus ara frequens

aere nec uacuo pendentia Mausolea 5

laudibus inmodicis Cares in astra ferant.

Omnis Caesareo cedit labor Amphitheatro,

unum pro cunctis fama loquetur opus.

 

Menfi la straniera, può ora tacere delle piramidi meravigliose,

la fatica degli Assiri non vanti più Babilonia;